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23 NOVEMBRE 2002 " CORTEO PER
LE LIBERTA' "
MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO GLI ARRESTI NO GLOBAL
A
“Sembrava
il Chiapas” tratto da Tamtam e segnali di fumo
n°15 del 22/12/02 annoV
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Due
giorni così Cosenza non li aveva mai vissuti
e forse mai voluti. Ma le strade nelle quali siamo
cresciuti sono d’improvviso diventate le più
belle d’Italia, le più felici, le più
colorate, le più urlanti. Cosenza è
una città sanguigna e testarda, forse anche
provinciale, ma nel momento più importante
ha risposto aprendo balconi e portoni, salutando
decine di migliaia di ragazzi, ragazze e gente adulta,
sventolando lenzuola, agitando mani aperte e pugni
chiusi e urlando il proprio essere viva. La città
che i Bruzi fondarono duemila e più anni
fa, ha come per magia ritrovato la fierezza che
i suoi fondatori infusero nella fertile terra nella
quale vivevano. E così Cosenza, dopo essersi
vista rapire dei suoi figli, ha risposto così:
urlando e buttando fuori un orgoglio bollente. |
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La
notte di venerdì la città non voleva
andare a dormire, aspettava la festa, aspettava
di riabbracciare almeno Claudio e Gianfranco, figli
ribelli e forti che tornavano a casa, così
un serpentone di macchine tramutavano l’ingresso
dell’Autostrada in una succursale della Curva
Sud. Striscioni, canti, torce… sembrava un
gol, ma era solo un abbraccio. Rimarranno |
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scolpiti
due momenti in quella notte umida: Manuele in lacrime
che corre a stringere Gianfranco; e Claudio che,
innalzato al cielo come si fa nelle processioni
con le statue dei Santi, urla al cielo sotto la
pioggerellina che bagna il suo rientro: «You’ll
never walk alone».
La mattina dopo, beh, c’eravate tutti. Forse
è stato detto tutto, eppure non è
stato detto nulla. Insomma, quello che è
stato si può descrivere con una parola, ma
soltanto chi c’era può comprenderne
il significato. Sapete, la mattina presto Cosenza
era sotto un diluvio, verso le dieci è spuntato
il Sole che ha accompagnato fino al tramonto il
corteo, poi è toccato alle stelle scortarlo
fino alla fine. Il nome della nostra città
è stato, e lo è ancora, sulle prime
pagine di ogni giornale. Claudio, in una delle sue
tantissime dichiarazioni, ha detto che la sua felicità
più grande non è l'essere tornato
libero, ma che il mondo vedrà il calore di
Cosenza e lo splendore delle sua gente.
Appena finito di attraversare la Sopraelevata, i
manifestanti è come se avessero perso di
vista il terreno. I loro occhi erano costantemente
rivolti al cielo, per scorgere nei visi delle persone
affacciate dai balconi la loro stessa gioia, la
gioia di appartenere a qualcosa di positivo.
Per la cronaca in mezzo ai mille colori e ai mille
odori c’eravamo anche noi Ultrà a dare
quel pizzico di antagonismo e “pepe”
in più al corteo. Il successo dell’iniziativa
è stato quello di aver raccolto ragazzi con
sciarpe diverse, tutti quanti dietro un unico striscione
(faticosamente realizzato nelle nottate precedenti).
“E’ più rossa che blu…
la Cosenza Rossoblu” il coro più gettonato,
che nell’angusta via della Repubblica rimbombava
tra i palazzi…
Una P.zza Fera addobbata a festa accoglieva alla
fine del corteo migliaia di giovani “sfiniti”
dalla lunga marcia e rendeva loro omaggio con ritmi
e musiche che scandivano i battiti del cuore di
una città, che di colpo si riscopriva, almeno
per un giorno, più importante e più
bella di Roma e Firenze.
COSENZA SUPPORTERS
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