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Talip è un ragazzo curdo che scappato dalla sua terra natia, ora vive a Cosenza dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico. Da qualche anno si batte per i diritti degli immigrati (non solo curdi) e condivide con noi gran parte dei suoi pensieri. Abbiamo deciso di andare a far visita a questo nostro amico per farci raccontare come vive qui in Calabria.
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- Ciao Talip, da quale parte del Kurdistan vieni e come si vive oggi nella tua terra?
Talip: - Vengo dalla Turchia. Il mio villaggio si trova in una zona dove non esiste industria, poiché il territorio è quasi interamente montuoso. C’erano circa 350 famiglie, ma quando arrivarono i turchi bruciarono tutto. Molti si rifugiarono sulle montagne per difendere la propria identità culturale, altri scelsero l’esilio. Non ho mai dimenticato la mia terra, è lì che voglio tornare ed un giorno ci riuscirò. Hanno disgregato la mia famiglia: mia madre con le mie sorelle è ancora in Kurdistan, io e i miei fratelli in giro per l’Europa.
- Raccontaci come sei scappato.
Talip: - Sono stato costretto. Arrivato ad un certo punto ho sentito sulla mia pelle la mancanza di libertà di pensiero e non potevo sopportare tutto ciò. Mi chiesero 1500 marchi per un viaggio in nave. Una volta salito su quelle imbarcazioni è una fortuna se salvi la pelle durante il viaggio: in pratica si paga non per arrivare, ma per tentare di arrivare. Eravamo circa 500, ma per chi cadeva in mare era la fine. Nessuno vuole assumersi la responsabilità dei passeggeri, questo ce lo misero in chiaro sin dalla partenza.
- Chi intascò i soldi? La malavita turca?
Talip: - No i militari. Sono loro che organizzano i viaggi. Lo stato turco è complice di tutto ciò: la sua politica è di svuotare in ogni modo i nostri territori. Di ciò l’Occidente ne è a conoscenza, ma tace.
- Che cosa cercavi in Italia una volta arrivato?
Talip: - Quando nel 2000 sbarcai a Bianco (in provincia di RC), il mio unico pensiero era di cercare un posto tranquillo dove poter esprimere liberamente le mie idee. Non ho mai avuto ambizioni tipo quelle di fare soldi per comprare macchine e gioielli, oppure quella di farmi una famiglia: volevo solo impegnarmi per realizzare qualcosa di buono. Non faccio distinzioni territoriali, io rispetto tutti, l’ho sempre fatto! Dopo lo sbarco ci portarono a Badolato, dove ci organizzammo in una comunità. Rimasi lì fino al 2002 e fu in quel periodo che ottenni lo status di rifugiato. Trovai una grande ospitalità da parte della gente calabrese. Del resto siamo gente molto simile, anche voi avete conosciuto l’immigrazione. Ho lavorato in spettacoli teatrali, facendo tra il resto anche una tournè nelle più grandi città italiane, riportando un buon successo. Nella compagnia figuravano anche italiani, un israeliano, un palestinese, un colombiano, un tedesco e un olandese. Nei nostri spettacoli abbiamo rappresentato diverse realtà: quella dell’immigrazione del popolo curdo (“Lontano dal Kurdistan”), la tragedia del villaggio iracheno gassato dal regime di Saddam Hussein e la realtà dei barboni a Roma. Quest’ultima fu particolarmente toccante: siamo stati 15 giorni alla stazione di Roma Termini, vivendo come fanno i barboni. Potevamo spendere solo cinque mila lire al giorno. A Badolato, però, non riuscivamo a farci sentire: era un paese troppo piccolo. D’accordo con i compagni della Casbah di Cosenza, pensammo bene di creare un’associazione che si interessasse direttamente dei migranti. Dal 2002 mi trasferii nella vostra città per lavorare a questo progetto. Il comune di Cosenza ha a cuore i diritti umani, quindi per noi era già un bel passo avanti. Dopo un po’ di tempo vincemmo la nostra battaglia, creando la “Casa dei Migranti” dove chiunque può avere assistenza di ogni tipo.
- Cosa rappresenta per te il PKK?
Talip: - Il PKK è l’identità del popolo curdo. E’ stata una scuola di pensiero. Molti ragazzi scapparono dalle università perché nei confronti delle loro famiglie era in atto una politica di merda. Alcuni divennero guerriglieri sulle montagne, facendo una vera e propria Resistenza. Sono stati chiamati terroristi e sono combattuti tutt’ora. Occorre subito un dialogo, ma bisogna cercarlo con Ocalan, il nostro leader, che è rinchiuso in carcere su un’isola deserta.
- Per concludere…
Talip: - Ho un ricordo bellissimo della curva di Cosenza: quando ero a Badolato venne un pullman per portarci allo stadio “San Vito” dove era in programma il derby col Crotone. Ricevemmo gli applausi da tutto lo stadio. Il Cosenza giocò benissimo e vinse, ora nel ricordo di quella partita mi rattrista vedere la squadra in serie D. So comunque che i compagni dei Cosenza Supporters continuano a sostenerla, ed è a loro che va il mio abbraccio.
Grazie di cuore Talip, ricambiamo il tuo affetto, nella speranza che presto il Kurdistan e tutto il suo popolo possa ritrovare la libertà!
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